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28 ottobre 2016

SPORTELLO MENSE BIO: UN SILENZIO INACCETTABILE!

A distanza di due mesi dalla nostra richiesta di chiarimenti siamo ancora in attesa di ricevere risposte relative alla chiusura dello Sportello Mense Bio che provvedeva a rilasciare la certificazione di non reperibilità delle materie prime biologiche. 
Dall'inizio dell'anno scolastico si sono già verificate numerose variazioni di menù e ci troviamo in una condizione di incertezza determinata dall'interruzione dei servizi forniti dallo Sportello Mense Bio. Qual'è la situazione attuale e quali sono le prospettive future per questi importanti e necessari servizi? 
Attendiamo una risposta al più presto con l'urgenza di chi ha consapevolezza che il servizio mensa è attivo dalla seconda settimana di settembre e che ogni giorno il piatto dei nostri figli viene riempito di ingredienti che devono essere conformi a tutti i requisiti previsti dal capitolato.
Dopo aver appreso che il Comune di Bologna è in attesa di risposte dagli uffici regionali, ci rivolgiamo al Dott. Daniele Ara, responsabile dell'ex-Sportello mense Bio e al Dott. Valtiero Mazzotti, dirigente del Settore Agricoltura, caccia e pesca della Regione Emilia Romagna, questa la nostra lettera inviata!


8 febbraio 2015

I genitori sono stanchi di essere arrabbiati.

Comunicato congiunto 

OSSERVATORIO MENSE SCOLASTICHE E COMITATO GENITORI 0-6

AAA: CERCASI RESPONSABILI PER IL CAOS DELLE MENSE SCOLASTICHE

NEVE, CONFUSIONE E AMAREZZA GLI INGREDIENTI PRINCIPALI DEL MENU’ DEL 6 FEBBRAIO 2015

I genitori di Bologna sono nuovamente stanchi di essere arrabbiati. Venerdì 6 febbraio, la mensa scolastica ha servito come menù del giorno 18000 porzioni di caos condito con abbondante irritazione e senso di impotenza. Nel piatto dei nostri figli, abbiamo nuovamente rilevato gli evidenti limiti dell’attuale gestione del sistema di refezione scolastica della città.
Sotto il peso di una abbondante e annunciata nevicata, il servizio di refezione scolastica si è retto fondamentalmente sulla buona volontà e senso di responsabilità dei tanti genitori e insegnanti che, come un vero terzo pilastro, si sono fatti carico di risolvere al meglio l’emergenza. Sono state dunque adottate le più diverse soluzioni dettate dal buon senso di ognuno.

Esprimendo la massima solidarietà nei confronti dei lavoratori dell’azienda partecipata, su cui troviamo inopportuno puntare il dito univoco della responsabilità, rileviamo contrastanti informazioni su presunte presenze e assenze.
Ci interroghiamo non senza preoccupazione, sulle cause e sui possibili provvedimenti che avrebbero potuto evitare tutto il caos generato. Inevitabili e diffusi emergono infatti alcuni precisi interrogativi:

  • Perchè non vi è stato con sufficiente anticipo, un confronto tra i responsabili di produzione di Seribo e il Settore Istruzione del Comune di Bologna per valutare i rischi di sospensione del servizio e predisporre per tempo le più opportune procedure da seguire? 
  • Qual è il protocollo di emergenza previsto da Seribo per garantire il servizio minimo di fornitura del pasto in circostanze straordinarie?
  • Quali costi verranno addebitati alle famiglie per il pasto di venerdì 6 febbraio 2015? La comunicazione tardiva del Settore Istruzione non ha infatti garantito il tempo minimo necessario perchè le famiglie potessero disdire il pasto con le modalità previste.
  • Sulla base di quale sistema di rilevazione delle presenze verranno addebitati, eventualmente, i 2177 pasti prodotti in emergenza?

Con la massima fiducia nella procura di Bologna che procederà a svolgere gli opportuni accertamenti, vorremmo tanto che le responsabilità venissero determinate nel più breve tempo possibile e che, per una volta, venissero fin da subito presi adeguati provvedimenti.
Riteniamo infatti che senza queste chiare assunzioni di responsabilità non si possa davvero concretamente costruire quella premessa indispensabile di fiducia alla base di qualsiasi modello futuro di ristorazione scolastica.

Bologna, 07 febbraio 2015

3 febbraio 2015

Forte preoccupazione per grave "incidente" della rondella.

Comunicato congiunto

COMITATO GENITORI 0-6 E OSSERVATORIO MENSE BOLOGNA

I NAS SULLA RONDELLA: NESSUNA IRREGOLARITA’. MACCHINARI A POSTO.

FINISCE COSI? I GENITORI CHIEDONO SIANO SVOLTE ULTERIORI INDAGINI PER ACCERTARE LE RESPONSABILITA’. E CHE SIANO RESE NOTE.

NON DEVE PIU’ CAPITARE!

Il Comitato dei Presidenti dei genitori dei nidi e delle scuole di infanzia del Comune di Bologna, insieme con l’Osservatorio Mense Scolastiche, esprime forte preoccupazione per il grave fatto accaduto martedì scorso in una scuola materna del Comune di Bologna: una rondella di metallo trovata da un bambino di 5 anni in una polpetta servita dal Centro pasti Erbosa gestito da Seribo.
I rappresentanti dei genitori, atteso l'esito delle indagini delle autorità, prendono atto che non è venuta dai macchinari del Centro Pasti Erbosa.
Chiediamo però ulteriori indagini per individuare e rendere note le responsabilità dell'accaduto, preoccupati che il fatto possa ripetersi.
L'accaduto è gravissimo, soprattutto per le possibili conseguenze, e non può essere ignorato.
Il Comitato genitori 0-6 vuole esprimere anche il massimo sostegno e la massima solidarietà ai genitori del bambino. Rispetto alle risposte burocratiche che sono state date alla mamma, prima che la notizia fosse nota, ci auguriamo che il Comune come socio di maggioranza di Seribo e l'azienda sappiano stare più vicini all'utenza, visto che per pura fortuna non ci sono state conseguenze.
Continueremo a vigilare in attesa dei risultati delle verifiche in atto.

24 gennaio 2015

I 9 punti di tutela.

Comunicato dell'OSSERVATORIO MENSE BOLOGNA

I GENITORI PONGONO 9 PUNTI A TUTELA DELL’INTERESSE PUBBLICO FRA CUI CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA, CONTRATTO CORTO E CONTROLLI STRINGENTI

BLOCCO PAGAMENTI E ASSEMBLEA PUBBLICA CITTADINA CON LA GIUNTA

CAMST: RESTITUZIONE IMMEDIATA SOLDI O BOICCOTTAGGIO

I genitori si sono riuniti ieri sera in assemblea per discutere delle ultime novità in merito al servizio di refezione scolastica del Comune di Bologna.

L’assemblea ha deciso di opporsi nettamente ai modi e alle forme con cui la Giunta propone questo repentino cambio di rotta nella gestione della refezione scolastica. Questo non perché si era particolarmente affezionati alla gestione precedente, che per ammissione stessa della giunta è stata incapace di gestire il servizio nel migliore dei modi nell’interesse della comunità. Piuttosto l’amministrazione si è trovata ad essere più efficace come socio che non come garante della qualità del servizio, partecipando alla massimizzazione degli utili.

Non sappiamo ancora esattamente come la giunta intenda implementare questo cambio di modello. Dalle prime risposte che abbiamo avuto sembra che alla fine non cambierà molto per quanto riguarda gli aspetti che caratterizzavano negativamente la partecipata: un appalto lungo che, configurando un monopolio di fatto della gestione del servizio, annulli gli effetti positivi della concorrenza.

Prendiamo atto delle recenti dichiarazioni del prof. Zamagni, "Occorre un modello a tre: imprese, ente pubblico e fruitori del servizio, in questo caso i genitori", che ricalcano quello che l’Osservatorio propone da anni al Comune. Siamo aperti a un approfondimento congiunto che possa arrivare a una soluzione innovativa che riporterebbe Bologna all’avanguardia nella gestione dei servizi pubblici.

Tuttavia la questione centrale è che scelte così importanti e strategiche non possono essere effettuate con cambiamenti così repentini. L’impostazione della procedura di gara, dei criteri di valutazione, della gestione patrimoniale richiedono tempi molto lunghi.
Ciò detto, ci teniamo a sottolineare che la responsabilità politica di questa scelta è unicamente di questa giunta. E questa giunta e questo consiglio comunale ne risponderanno, se le cose non miglioreranno davvero.

Vogliamo innanzitutto esprimere solidarietà ai lavoratori che si trovano in questo delicato frangente, noi abbiamo sempre creduto che un servizio di qualità non può che andare di pari passo con una buona situazione lavorativa.

Come genitori abbiamo a lungo discusso e deciso di mantenere saldo il presidio sui temi a noi cari: quei contenuti di qualità ed equità che perseguiamo da anni. Prendiamo atto delle dichiarazioni di impegno della giunta e ci aspettiamo un reale coinvolgimento dei genitori e delle congrue previsioni nel capitolato di gara (e che quindi saranno riconosciute anche dal futuro gestore del servizio, chiunque esso sia) per quanto riguarda le funzioni propositive, di verifica, vigilanza e controllo da parte dei genitori già promesse, quale reale riconoscimento dell’impegno costruttivo profuso in questi anni.
Abbiamo già detto che la scelta di questo nuovo modello ci preoccupa molto sotto il profilo della tutela dell’interesse pubblico. Dato che non abbiamo partecipato a questa ultima decisione, abbiamo elaborato un “pacchetto” di misure di garanzia, che chiediamo con forza siano recepite integralmente nel nuovo bando/capitolato di gara (oltre a quanto già concordato negli ultimi incontri a seguito delle mobilitazioni dei genitori).


NOVE LE RICHIESTE AL COMUNE

1) Clausola di salvaguardia: è necessaria e inclusa in capitolati che rappresentano buone pratiche nel settore, come quello di Roma. Il Comune dovrà prendersi carico della riscossione, contribuire per le fasce ISEE agevolate e mettere gli istituti comprensivi nelle condizioni di scegliere liberamente un eventuale servizio alternativo.

2) Possibilità del pasto da casa: il futuro gestore deve accettare, contrattualmente, che sarà possibile portare il pasto da casa. Nella futura convenzione con gli istituti comprensivi il Comune dovrà consentire la possibilità per le famiglie che non volessero usufruire della mensa, di potersi organizzare con cibo da casa in appositi spazi. Sarà la migliore motivazione per tenere alta la qualità e calmierati i prezzi.

3) Durata breve della gara: impariamo dall’esperienza ed evitiamo di ingabbiarci in contratti-capestro: per noi la massima durata accettabile è di 3 anni tenuto conto che si tratterebbe del primo appalto. Nelle successive scadenze il Comune potrà mettere in capo correttivi, con tempistiche più contenute e in modo consapevole. La durata breve consentirà anche maggiore elasticità e possibili cambi o affinamenti di modello.

4) Impegno ad un progressivo riacquisto da parte del Comune delle infrastrutture: in linea con il principio di prudenza insito nella separazione tra proprietà delle infrastrutture e della gestione del servizio chiediamo al Comune di prevedere nel proprio bilancio e tramite i meccanismi di gara una progressiva riappropriazione delle infrastrutture dedicate alla fornitura del servizio di refezione per un duplice motivo: da un lato, in caso di insolvenza o gravi problemi di inadempimento il Comune potrà trovare un gestore sostitutivo affidando ad altri le proprie strutture senza dover attendere tempi di eventuali controversie giudiziarie; dall’altro consente che i pasti per i bambini di Bologna siano cucinati in strutture che rispondono a certi requisiti per definizione (la proprietà pubblica garantisce molto di più da questo punto di vista). La troppa dispersione della produzione, poi, rischia di creare disparità di trattamento (come è stato finora) che si vorrebbero invece eliminare. Inoltre la proprietà dei centri pasti permetterebbe al Comune di rendere possibile anche una futura internalizzazione del servizio qualora l’esperienza dell’esternalizzazione fosse ritenuta fallimentare.

5) Divisione in 3 lotti: una volta che saranno operativi tre centri pasti nuovi l’appalto dovrà prevedere tre lotti, uno per ogni centro produzione pasti. I dipendenti dovranno essere ugualmente tutelati, ma l’approccio di gara e l’apertura al mercato saranno più efficaci.

6) Miglioramento e rafforzamento del ruolo di controllo dei genitori

7) Rivisitazione e potenziamento del sistema di controllo e monitoraggio: il cambio del modello di refezione comporta la necessità di ridisegnare completamente tutto il sistema di controllo e monitoriaggio e questa responsabilità ricade totalmente in capo all’Amministrazione.

8) Prerogative di richiesta dati contabili relativi all’appalto, in analogia con i principi di trasparenza: il vincitore della gara dovrà avere gli stessi obblighi di trasparenza previsti per legge per la pubblica amministrazione.

9) Impegno del Comune ad una immediata riduzione delle tariffe: per allinearsi ai capoluoghi di regione più virtuosi (Roma e Milano) o almeno a quelli più paragonabili come Firenze. Un tariffato massimo a pasto inferiore ai 5 euro (fisso più variabile) è un obiettivo immediato, realizzabile e inderogabile. Questo senza influire sulla qualità.


TRE LE INIZIATIVE DELL’OSSERVATORIO

I genitori in assemblea hanno poi discusso e votato ulteriori proposte e azioni, che si riassumono brevemente qui sotto:

i.     Perseguire con forza il proposito di recuperare il credito etico della città: gli utili spropositati generati dall’attuale sistema e di cui i soci privati CAMST e Elior hanno beneficiato in modo ingiusto devono essere recuperati, anche per attuare quel disegno proposto nel quarto punto del “pacchetto” volto ad incrementare la porzione di impianti in proprietà del Comune. A questo fine i genitori richiederanno al più presto un incontro con i Soci privati e verranno predisposte proposte di boicottaggio nei confronti di CAMST e Elior. Le iniziative dovranno essere visibili a tutti i cittadini e non solo ai genitori. Con lo sciopero del pasto non avevamo alternativa a coinvolgere i nostri figli diretti fruitori del servizio, ora i genitori possono con orgoglio lottare in prima persona, operando scelte etiche concordate e che abbiano la giusta visibilità per sensibilizzare tutti i cittadini.

ii.  Studiare forme di “diverso pagamento dei bollettini: il gruppo legale si incarica di studiare possibili metodi legittimi per ritardare/vincolare il pagamento dei bollettini.

iii.   Convocazione di una assemblea pubblica aperta a tutta la città, da fare a breve, organizzata dall’Osservatorio in cui inviteremo la giunta ad illustrare ai genitori il criterio che ha guidato la scelta del Comune, con l’intento di aprire un pubblico dibattito sulle scelte e sulle prospettive.

In ultimo cogliamo l’occasione per rispondere alla Presidente di CAMST: la dott. Pasquariello dice di 'non aver mai fatto richieste per la cessione della quota del 49% di Seribo', la invitiamo pubblicamente di proporre al Comune il riacquisto della quota al valore di 1 euro. Siamo sicuri che la proposta sarebbe apprezzata sia da noi genitori che dal Comune di Bologna. Osiamo pensare che forse il Comune la potrebbe accettare. Questa sarebbe la smentita reale ad ogni illazione sui contatti intercorsi e sulle cifre esorbitanti richieste per il riacquisto della propria quota.